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ESCLUSIVA - Rigobert Song: "La Serie A di fine anni '90 era il miglior campionato del mondo"

Rigobert Song mentre allena la Camerun.
Rigobert Song mentre allena la Camerun.FRANCK FIFE / AFP / AFP / Profimedia

Rigobert Song non è semplicemente un ex calciatore: è una vera e propria istituzione, un simbolo venerato in ogni angolo dell’Africa e una leggenda assoluta dei Leoni Indomabili. In quest'intervista con Flashscore ricorda la sua carriera ricorda il pubblico di Salerno, Anfield e i drammatici momenti dell'ictus, dicendo la sua anche sulla nuova generazione africana.

Icona di grinta e resilienza, il suo nome è inciso per sempre nella storia del calcio internazionale, dalle battaglie epiche con la Camerun in quattro edizioni dei Mondiali ai trionfi in Coppa d’Africa. Oggi, in attesa di tornare presto a guidare una squadra dalla panchina, Song sta dedicando la sua immensa esperienza e il suo carisma alle nuove generazioni.

È il motore del Douala Youth Tournament, organizzato insieme all’ambasciatore turco Volkan Oskiper e agli agenti Tom Edwards, Mostafa Hosny e Juillet Bell. In programma per ottobre, l’evento punta a superare le sfide strutturali del calcio africano e offrire una vetrina diretta ai giovani talenti locali, mettendoli alla prova davanti agli osservatori internazionali.

In programma per ottobre, l’evento punta a superare le sfide strutturali del calcio africano e offrire una vetrina diretta ai giovani talenti locali, mettendoli alla prova davanti agli osservatori internazionali. 

In questa intervista esclusiva per Flashscore, abbiamo ripercorso le tappe fondamentali di una vita straordinaria: dallo shock dell’arrivo in Europa agli anni gloriosi con il Liverpool, il West Ham e la Salernitana, fino alla tragedia di Marc-Vivien Foe e alle sue battaglie personali per la salute, per capire quale eredità umana spera di lasciare ai ragazzi che sognano di seguire le sue orme.

Il Douala Youth Tournament si svolgerà a ottobre. Puoi raccontarci l’importanza di questo evento e di cosa hanno davvero bisogno oggi i giovani talenti africani per emergere?

“Questo torneo mira a offrire visibilità diretta ai giovani calciatori davanti agli osservatori internazionali che saranno presenti; permetterà loro anche di confrontarsi in una situazione di competizione di alto livello.”

Allargando lo sguardo, qual è lo stato attuale del calcio africano e come giudichi il suo peso sulla scena internazionale?

“Il calcio africano è in piena trasformazione, oscillando tra talento grezzo riconosciuto a livello mondiale e persistenti difficoltà strutturali a livello locale, soprattutto la mancanza di competizioni; da qui la nascita del nostro torneo, che porterà un po’ più di visibilità ai giovani.”

Hai giocato quattro Mondiali e vinto due Coppe d’Africa. Quanto pesa indossare quella maglia, sapendo di rappresentare le speranze di un’intera nazione?

“Da calciatore che ha disputato quattro Mondiali e vinto due Coppe d’Africa, posso dirti che indossare questa maglia è un immenso orgoglio, ma anche un peso monumentale. Rappresentare le speranze di un intero popolo cambia per sempre il modo di vivere il calcio, soprattutto in un Paese dove il calcio occupa un posto importantissimo nella vita quotidiana.”

Nella finale del 2000 a Lagos hai segnato il rigore decisivo contro la Nigeria. Cosa passa per la testa in quegli interminabili secondi mentre cammini verso il dischetto?

“Durante la finale della Coppa d’Africa 2000 a Lagos, il tragitto tra il centrocampo e il dischetto resterà uno dei momenti più intensi della mia vita. Camminare verso il pallone davanti a uno stadio ostile con 60.000 tifosi nigeriani inferociti trasforma quei pochi secondi in un’eternità. Ma il finale è stato leggendario, il che ha reso la vittoria ancora più bella.”

Il tuo arrivo in Europa è stato in Ligue 1. Quanto è stato duro l’impatto iniziale con il calcio europeo e come ha forgiato il tuo carattere?

“Il mio arrivo in Ligue 1 subito dopo il Mondiale è stato un vero shock culturale e sportivo. L’impatto iniziale con il calcio europeo è stato brutale, ma è proprio questa prova che ha forgiato il mio carattere da guerriero.”

Hai vissuto un’esperienza in Italia con la Salernitana. Quali sono i tuoi ricordi della Serie A di fine anni ’90 e della passione dei tifosi di Salerno?

“La mia esperienza in Italia con la Salernitana resta un momento fondamentale della mia carriera. La Serie A di fine anni ’90 era il miglior campionato del mondo e la passione dei tifosi di Salerno era semplicemente incandescente.”

Giocare ad Anfield ha un’aura quasi sacra. Cosa ha significato per te indossare la maglia del Liverpool e respirare quell’atmosfera?

“Giocare ad Anfield trasmette una sensazione quasi sacra. Indossare la maglia del Liverpool e immergersi in questa atmosfera unica resta uno dei vertici della mia carriera.”

Pensando a oggi, come vedi il “nuovo” Liverpool rispetto alla tua epoca e cosa pensi dell’incredibile evoluzione della Premier League?

“Osservando il calcio di oggi, noto che il nuovo Liverpool e la Premier League sono passati a una dimensione completamente diversa rispetto alla nostra epoca, spinti da un’evoluzione atletica, tattica e finanziaria impressionante che rende il campionato ancora più attraente.”

Dopo i Reds sei passato al West Ham. Quali differenze di atmosfera e approccio al calcio hai trovato tra la regione di Merseyside e Londra?

“Dopo la mia esperienza con i Reds, sono passato al West Ham dove ho scoperto differenze marcate, sia nell’atmosfera che nell’approccio al calcio, tra la regione di Merseyside e la capitale Londra, pur mantenendo la passione dei tifosi: a Liverpool si sente ancora di più il peso della storia, mentre a Londra si vive un fervore più crudo e locale.”

Sei un idolo in Turchia. Con la grande crescita del calcio turco e arrivi sensazionali come Salah al Trabzonspor, che impatto pensi possa avere questa ondata di campioni?

“Da idolo in Turchia, un Paese che mi ha dato tanto e che adoro, misuro ogni giorno l’immensa passione di questa nazione per il calcio. L’evoluzione travolgente della Süper Lig, segnata da arrivi sensazionali come quello di Mohamed Salah al Trabzonspor, porta il calcio turco in una dimensione completamente nuova.”

Sei stato espulso a soli 17 anni contro il Brasile ai Mondiali USA ’94. Quell’episodio ha subito definito la tua identità di difensore duro ma leale?

“Il cartellino rosso ricevuto a soli 17 anni contro il Brasile durante i Mondiali del ’94 negli Stati Uniti è stato il vero certificato di nascita della mia identità sulla scena internazionale. Questo episodio ha subito definito il mio profilo di difensore: un guerriero duro ma leale.”

Nel 2003 si è consumata l’assurda tragedia di Marc-Vivien Foe. Da capitano e amico fraterno, dove hai trovato la forza per tenere unito il gruppo in quei giorni drammatici?

“Nel 2003, l’assurda tragedia di Marco, che non era solo un compagno di squadra ma un fratello, ha colpito in pieno la nostra squadra e il mondo del calcio. Da capitano e persona vicina a Marco, trovare la forza per tenere unito il gruppo in mezzo a questo dramma assoluto è stata la prova più difficile e dolorosa della mia vita da uomo e da calciatore.”

L’ictus del 2016 è stato il tuo avversario più temibile. Come ha cambiato la tua prospettiva sulla vita e il modo di rapportarti alle nuove generazioni?

“Il mio ictus nel 2016 è stato, senza dubbio, l’avversario più formidabile e spaventoso di tutta la mia vita. Questa battaglia non si è svolta su un campo da calcio, ma è stata una vera lotta per la sopravvivenza. Questa prova ha cambiato profondamente la mia visione della vita. È così che ho creato la Rigobert Song Foundation per aiutare gli altri.”

Da un campo polveroso in Camerun a diventare un’icona: al di là dei risultati, quale eredità umana vuoi lasciare alla storia di questo sport?

“Resilienza: vorrei che i giovani si ispirassero al mio percorso e si dicessero, se ce l’ha fatta lui, posso farcela anch’io.”

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