La sconfitta di Jannik Sinner contro Jakub Mensik nei quarti dell’ATP 500 di Doha non è passata inosservata. Dopo l’eliminazione agli Australian Open per mano di Novak Djokovic, il numero due del mondo si è trovato ancora una volta a fare i conti con un risultato amaro.
Ma se a Melbourne l’uscita di scena era maturata contro un monumento del tennis, in Qatar il discorso è apparso diverso: a sorprendere non è stato soltanto il nome dell’avversario, il giovane ceco, quanto il modo in cui la partita è scivolata via dalle mani dell’azzurro.
Calo fisico e mentale
Sul piano fisico, Sinner non è sembrato il solito atleta brillante e reattivo. La spinta delle gambe - carburante essenziale per alimentare la potenza dei suoi colpi in avanzamento - è apparsa meno incisiva. Gli scambi prolungati, terreno in cui l’altoatesino costruisce spesso la propria superiorità, non hanno prodotto la consueta pressione costante. Anche le palle corte, tentate più volte, hanno dato l’impressione di essere un ripiego più che una scelta strategica studiata a tavolino.
A questo si è aggiunto un aspetto ancor più inusuale: la gestione emotiva. Qualche gesto di frustrazione - le mani alzate al cielo dopo un errore, la racchetta lasciata cadere a terra - ha raccontato un nervosismo raro per un giocatore che negli ultimi due anni ha fatto della compostezza uno dei suoi marchi di fabbrica. Non si è trattato di scenate plateali, ma di segnali sottili, e proprio per questo eloquenti.

Il calo fisico ha finito per intrecciarsi con una difficoltà mentale. Contro un ventenne lontano dai vertici della classifica, Sinner è apparso meno sicuro, meno lineare nelle scelte, meno sereno nei momenti chiave. Alcuni errori evitabili hanno spezzato il ritmo, trasformando situazioni gestibili in punti sanguinosi. E quando la fiducia si incrina, anche solo per qualche game, l’inerzia può cambiare padrone.
L’angolo sotto osservazione
Non sono passate inosservate neppure le dinamiche nel box. L’assenza di Darren Cahill, figura carismatica e punto di riferimento emotivo, ha lasciato maggiore esposizione a Simone Vagnozzi e al resto del team.
In un momento complicato, la percezione di un angolo meno incisivo ha alimentato le critiche, soprattutto sui social, dove il comportamento ritenuto troppo passivo di Vagnozzi è stato oggetto di discussione.
I meriti di Mensik e lo sguardo avanti
Nel racconto della partita non può mancare il riconoscimento dei meriti di Mensik. Il giovane ceco ha servito con grande efficacia, ha giocato con coraggio e ha saputo sfruttare ogni esitazione dell’avversario. “So di poter giocare un tennis migliore, ma Jakub ha giocato e servito molto bene”, ha ammesso Sinner, evitando alibi e sottolineando il valore della prestazione del ceco.
È proprio in questa capacità di analisi, asciutta e responsabile, che si intravede la maturità del campione. Il passo falso di Doha non cancella il percorso recente, né ridimensiona le ambizioni.
Le sconfitte, quando arrivano, vengono assorbite e trasformate in materiale di lavoro. E ne è consapevole anche Jannik: “Ho fatto forse due o tre scelte sbagliate, non sono stato lucidissimo ma può succedere. Sono tranquillo in questo momento, so quel che devo fare per ritornare”.
“Ogni giocatore affronta degli alti e dei bassi - ha aggiunto -. Sono stati due anni incredibili e in questo momento sto avendo un piccolo ‘down’ che però non mi preoccupa”.
E allora testa alta e sguardo proiettato verso i prossimi appuntamenti, con un obiettivo ben cerchiato in rosso: il Roland Garros. “Tra i miei più grandi obiettivi c’è sicuramente il Roland Garros, anche se è ancora lontano”, ha spiegato, quasi a voler ricordare che la stagione è lunga e le vere sentenze si scrivono nei tornei che contano di più. “Tanti giocatori hanno fatto fatica nel corso della loro carriera, anche se per me non si tratta di questo dato che ho perso soltanto due partite”.
