VIDEO | Pedro Porro rivela: "Il possesso palla alla base della vittoria, abbiamo limitato il loro attacco"

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Pedro Porro
Pedro PorroFabio Russomando

Il terzino spagnolo non ha preferenze tra Inghilterra e Argentina per la finale: "A questo punto del Mondiale tutte le squadre rimaste sono tra le migliori al mondo"

È di Pedro Porro il gol che ha messo il sigillo alla semifinale tra Francia e Spagna. Il terzino del Tottenham racconta le emozioni del match ai cronisti nel dopopartita.

Che emozione provi dopo la qualificazione alla finale?

Tutta la Spagna è molto emozionata. Eravamo consapevoli dell’importanza di questa partita e poter dedicare la vittoria a tutti quelli che ci hanno sostenuto da casa è qualcosa di bellissimo.

Ti aspettavi di essere decisivo con un gol?

Onestamente no. Il mio compito è dare il massimo per la Spagna e per la squadra. Oggi, però, non conta il mio gol, ma il lavoro fatto da tutti e 26 i giocatori. È stato fondamentale anche il sostegno delle famiglie e di chi ci segue dalla Spagna. Ora dobbiamo pensare alla finale.

Quanto è importante aver mantenuto la porta inviolata contro la Francia?

Sono molto felice. Sapevamo che sarebbe stato fondamentale rafforzare la fase difensiva, perché la Francia ha giocatori offensivi di altissimo livello. Tutta la squadra ha disputato una partita molto completa, sia in difesa sia in attacco. Questa qualificazione appartiene a tutti.

Ti piacerebbe affrontare l’Argentina in finale?

A questo punto del Mondiale tutte le squadre rimaste sono tra le migliori al mondo. Domani ci sarà un’altra grande semifinale. Auguro il meglio a entrambe le nazionali. Noi dobbiamo recuperare e prepararci: chiunque arriverà sarà un avversario molto forte.

Qual è stata la chiave della vittoria contro la Francia?

Il possesso palla. Sapevamo che tenere il pallone ci avrebbe aiutato a limitare i loro attaccanti e i loro punti di forza. Sotto questo aspetto abbiamo giocato una partita molto completa.

Le parole di Porro
Fabio Russomando

Stai vivendo il miglior momento della tua carriera?

Direi di sì, perché credo in me stesso. Non devo dimostrare nulla a nessuno. So quanto ho lavorato con umiltà fin da bambino. Non avrei mai immaginato, neppure nei miei sogni migliori, di vivere un Mondiale come questo. Devo però ringraziare i miei compagni e il commissario tecnico per la fiducia che mi ha dato fin dal primo giorno, non soltanto durante questo torneo ma già da quando ho esordito con lui nell’Under 21.

A chi dedichi il gol?

A mio figlio. Oggi non è potuto venire allo stadio perché aveva la febbre. È stato un momento pieno di emozioni: lui non era qui e suo padre ha segnato un gol così importante. Dedicarlo a lui è stato speciale e spero che domani stia meglio.

Come si prepara ora la finale?

Continuando a lavorare con umiltà. Dobbiamo rafforzare ciò che facciamo bene e correggere quello che non ha funzionato. Andiamo avanti passo dopo passo. Adesso la priorità è recuperare e poi concentrarci completamente sulla finale.

Come ha reagito la tua famiglia al gol e alla qualificazione?

Saranno stati euforici, come me, come tutta la squadra e come i tifosi presenti allo stadio. Quando ho guardato verso la tribuna ho visto soltanto mia moglie, mio suocero e il mio fisioterapista. Non c’erano i miei genitori né i bambini. È stato un miscuglio di emozioni, perché sapevo che da casa mi stavano seguendo tutta la Spagna, l’Estremadura, la mia famiglia e soprattutto mio nonno. Senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile. 

Tornare a giocare la finale in un luogo dove hai già vissuto momenti felici ha un significato speciale?

È sempre bello tornare dove si è stati felici. Adesso, però, dobbiamo pensare soltanto a noi stessi, recuperare bene e arrivare al 19 luglio nelle migliori condizioni per provare a vincere la finale.

Come avete vissuto questo lungo percorso nel Mondiale?

Con grande intensità. Fin dal primo giorno tutta la squadra ha lavorato per un unico obiettivo. Fa parte del percorso: tanti viaggi, molte ore in movimento e allenamenti in condizioni diverse, ma senza cercare scuse. La cosa più importante è che siamo ancora qui, davanti a tutti, e possiamo dedicare questa vittoria a chi ci sostiene da casa e a chi è venuto fin qui per seguirci.

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