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Natale da incubo per Omeonga, picchiato dalla polizia italiana: "Ammanettato come un criminale"

Stephane Omeonga ai tempi del Genoa
Stephane Omeonga ai tempi del GenoaALESSANDRO SABATTINI/GETTY IMAGES EUROPE/Getty Images via AFP

Il giocatore belga, con trascorsi in Italia, ha raccontato quanto accaduto sul volo Roma-Tel Aviv, denunciando le violenze subite apparentemente senza motivo: "Come essere umano e come padre, non posso tollerare alcuna forma di discriminazione".

L'ex calciatore di Genoa, Avellino e Pescara, ora tesserato per un club israeliano, Stephane Omeonga, ha raccontato via social la sua "disavventura" successa il giorno di Natale su un volo di linea Roma-Tel Aviv, per cui ha subito una -a quanto pare - ingiustificata violenza da parte della polizia italiana iniziata a bordo dell'areeo e proseguita in una stanza dell'aeroporto.

Secondo la versione del giocatore belga, parzialmente documentata con un video postato su Instagram, prima è stato costretto a scendere dall'aereo e poi è stato gettato a terra e malmenato da alcuni poliziotti, che successivamente lo hanno ammanettato.

In seguito è stato colpito per cui ha anche avuto bisogno di cure, anche se la versione delle forze dell'ordine è tutt'altro che corrispondente.

Forse uno scambio di persona o un errore alla base del fatto denunciato da Omeonga, che ha accennato ad un problema relativo ai documenti come scintilla dell'accaduto.

"Sono stato ammanettato come un criminale, successivamente sono stato messo in una stanza grigia, senza cibo né acqua, e lasciato in uno stato di totale umiliazione per diverse ore. Al mio rilascio, ho appreso che un agente di polizia aveva sporto denuncia contro di me per lesioni presumibilmente causate durante l'arresto, anche se ero ammanettato. Inoltre, ancora oggi, non ho ricevuto alcuna giustificazione per il mio arresto" si legge nel post.

Poi continua lo sfogo: "Come essere umano e come padre, non posso tollerare alcuna forma di discriminazione. Questo arresto è solo la punta visibile dell'iceberg. Molte persone che mi somigliano non riescono a trovare lavoro, non hanno accesso ad abitazioni, o non possono partecipare agli sport che amano, semplicemente perché sono neri. Dobbiamo restare uniti e alzare la voce per educare coloro che ci circondano - colleghi, vicini e amici - su questo tema che affligge la nostra società e ne ostacola il progresso. Pace".

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