Mondiali, Seattle si unisce tra calcio e diritti umani: dentro il 'Pride Match' tra Egitto e Iran

Attivista solleva la bandiera Pride durante il 'Pride match'
Attivista solleva la bandiera Pride durante il 'Pride match'REUTERS / Daniel Cole

Un viaggio dentro l'attesissimo "Pride Match" dei Mondiali 2026 tra Egitto e Iran a Seattle. Nonostante le forti tensioni politiche delle vigilia, i tifosi sugli spalti hanno risposto con una straordinaria lezione di calcio, inclusione e diritti umani.

Il cammino che ha portato alla sfida del Girone G tra Iran ed Egitto a Seattle è stato lungo, iniziato già a dicembre ben prima che venissero definiti i gironi.

Il SeattleFWC26 — il comitato organizzatore locale della Emerald City — aveva infatti designato la partita del 26 giugno come ‘Pride Match’, descrivendola come “una celebrazione cittadina di visibilità, inclusione e comunità, legata alla FIFA World Cup 2026™ e mossa dalle persone, dalle imprese e dai quartieri che rendono straordinario lo Stato di Washington”.

Il nodo politico è emerso subito dopo il sorteggio, che ha messo di fronte due nazioni governate da regimi autoritari e con leggi fortemente oppressive nei confronti della comunità LGBTQ+. Da quel momento è iniziato un vero e proprio braccio di ferro tra le federazioni calcistiche e la FIFA.

Sia la federazione egiziana che quella iraniana hanno espresso una netta contrarietà, chiedendo il divieto formale di introdurre la bandiera arcobaleno all'interno dello stadio. Richiesta però respinta al mittente dalla FIFA, che a pochi giorni dal match ha ribadito come la Coppa del Mondo sia "un evento inclusivo che accoglie chiunque, senza distinzioni".

Inevitabilmente, venerdì i riflettori erano puntati sullo stadio per capire cosa sarebbe successo, come confermato dall'enorme attenzione mediatica attorno all'evento. Flashscore, presente a Seattle fin dall'inizio del torneo, ha registrato un'affluenza di giornalisti paragonabile solo a quella vista in occasione del successo degli Stati Uniti sull'Australia.

Durante la marcia d'avvicinamento all'impianto, i tifosi egiziani hanno sfilato facendo sventolare le proprie bandiere e intonando ininterrottamente il coro “Masr” (Egitto in arabo) per trenta minuti, dal Waterfront Pier fino ai cancelli. Tra la folla sono spuntate anche diverse bandiere rainbow, senza che si registrasse alcun accenno di tensione. Lo stesso clima disteso si è respirato sulle tribune: i tre vessilli coesistevano visibilmente, smorzando sul nascere ogni tipo di ostilità della vigilia.

La gara

Il pre-partita si è svolto regolarmente. I tifosi di entrambe le fazioni si sono concentrati sull'incitare i propri colori, ignorando i simboli del Pride, proprio come auspicato dalla FIFA.

Molti volontari e agenti di polizia esibivano la bandiera arcobaleno e, secondo quanto appreso da Flashscore, dai vertici della federazione internazionale non è arrivata alcuna direttiva per scoraggiarne l'esposizione da parte del personale dello stadio.

La gestione dell'ordine pubblico e della viabilità ha ricalcato lo standard del torneo. Un dipendente di Seattle Transit ha spiegato a Flashscore che per la giornata di venerdì era previsto lo spostamento di circa 750.000 persone, motivo per cui i trasporti sono stati potenziati per agevolare il flusso dei tifosi. Insomma, tutto si è svolto secondo i piani.

Non sono mancate proteste, contromanifestazioni e relativi sit-in di risposta prima del fischio d'inizio ma, come già visto in questo Mondiale, la stragrande maggioranza degli spettatori era lì solo per una cosa: il calcio.

Un residente di Seattle, diretto verso lo stadio per vedere il suo amato Mohamed Salah, indossava la maglia dell'Egitto e una fascia arcobaleno al braccio, sintesi perfetta della complessità di questo dibattito

È possibile sostenere due posizioni contemporaneamente, anche se questo concetto si scontra con la linea rigida delle due federazioni. Un altro residente della città, entrato allo stadio con una t-shirt a tema pride, ha raccontato a Flashscore quanto fosse importante manifestare i propri valori in un contesto simile, mostrando l'anima progressista di Seattle.

La città ha saputo accogliere calorosamente i propri ospiti, sia quelli arrivati direttamente da casa sia i membri delle comunità residenti negli Stati Uniti, dando una grande prova di tolleranza.

Le polemiche legate a questa Coppa del Mondo sono nate molto tempo fa, hanno accompagnato il torneo e non si spegneranno dopo questa partita. Ma per quei 90 minuti di gioco, come spesso accade quando c'è di mezzo il pallone, tutto il resto è passato in secondo piano.

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