Milano-Cortina, Malinin crollato per il peso della pressione: "Ero sopraffatto"

Ilia Malinin sul ghiaccio di Milano
Ilia Malinin sul ghiaccio di MilanoULRIK PEDERSEN / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

L'incubo per il dio dei pattini, che non ha mantenuto le aspettative su di lui. Il papà-allenatore, Roman Skorniakov, di fronte al disastro si mette le mani nei capelli invece di abbracciare e consolare il figlio in lacrime.

Schiacciato dall'insostenibile peso della sua perfezione è crollato in mondovisione. Serviva un tonfo fragoroso e così eclatante da diventare shock per uscire dalla gabbia del favorito: le mani sul volto, le guance arrossate dal ghiaccio e rigate di lacrime riportano Ilia Malinin sulla terra.

Chi lo voleva marziano lo ritrova un 21enne capace anche di sbagliare. Certo il contro-show andato in scena in un Forum affollatissimo ha trasformato l'arena in una cattedrale muta: perché il quadruplo axel, il salto dei salti che l'americano ha sempre completato pure in allenamento, è diventato un singolo da principianti, il quadruplo loop un doppio e sul quadruplo lutz è finito con il sedere sul ghiaccio.

"Mi sono sentito sopraffatto, come se fossi fuori controllo, ho sbagliato tutto" ha ammesso con una certa serenità, la stessa che lo ha portato ad abbracciare il campione olimpico per caso, il kazako Mikhail Shaidorov, che era quinto e finisce a sul gradino più alto del podio. "Le stelle si sono allineate", ha detto il pattinatore di Almaty. In effetti il disallineamento dei pianeti per Malinin non era prevedibile: i giornali, soprattutto americani, parlano di nightmare, un incubo certificato.

Il papà-allenatore, Roman Skorniakov, di fronte al disastro si mette le mani nei capelli invece di abbracciare e consolare il figlio in lacrime. Un film già visto, la pressione e le aspettative vissute in famiglia. E pensare che il ragazzo biondo capace di rivoluzionare le regole della fisica voleva fare il calciatore.

Il giudizio del dottore

"Il fatto che Ilia sia consapevole di aver avuto molti pensieri prima di iniziare, segnala che è consapevole di ciò che sta accadendo dentro di sè - la riflessione del dottor Michael Gervais, esperto del rapporto tra mente e performance -, di solito sa gestire le difficoltà, ma stavolta sono sembrate più grandi di lui. Insomma il compito da svolgere troppo grande, si è sentito piccolo ed è finito sotto pressione".

Si sentiva, o meglio lo avevano fatto sentire invincibile: del resto dalla sua aveva quel vantaggio su tutto il resto del mondo che pattina, che la medaglia più preziosa sembrava una formalità. "La pressione delle Olimpiadi ti colpisce davvero - ha detto Malinin - E' come se non mi fossi reso conto di dove mi trovassi nel programma. Eppure avevo tanta fiducia". Ma il viso tradiva la tensione eccezionale, quella spavalderia che qualcuno gli aveva cucito addosso, è evaporata come il ghiaccio sollevato nei tonfi. Errore chiama errore anche per uno come Ilia. 'Oh my quad!' titola qualche giornale, con un facile gioco di parole.

Recupero

"Ho rivissuto i traumi, e mi sono sentito sopraffatto - ha raccontato -. Come se precipitasse tutto dentro, pensieri negativi. Non ho elaborato quello che è successo, ci vorrà un po'". Alla fine nel suo programma monstre è riuscito solo il backflip, il salto mortale all'indietro, ma a quel punto serviva a poco.

"E' andata così, non si può tornare indietro, anche se mi piacerebbe" dice. Sfugge la medaglia, resta l'oro con la squadra: lì Malinin aveva salvato gli Usa, trascinandoli alla vittoria. Poi è arrivato il giorno del suo show personale e non ha retto. O forse è diventato più forte proprio così.

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