Il 17 ottobre 2004 San Siro assiste a uno di quei pomeriggi destinati a restare impressi nella memoria collettiva nerazzurra. È il giorno in cui Adriano, nel momento più alto della sua parabola calcistica, diventa semplicemente immarcabile. Come si direbbe oggi, ingiocabile.
Un centravanti totale, capace di unire una potenza fisica devastante a una qualità tecnica fuori dal comune. In quei mesi, vederlo giocare significava rivivere sensazioni che riportavano inevitabilmente a Ronaldo il Fenomeno: la stessa impotenza negli occhi dei difensori, la stessa certezza che, una volta lanciato, nulla potesse fermarlo.
Dal Bernabéu a San Siro
È un pomeriggio soleggiato d'autunno al Meazza quando, in appena undici minuti, va in scena lo show dell'Imperatore. Il primo squillo arriva su calcio di punizione da oltre trenta metri: una conclusione violentissima, il sinistro che fischia nell’aria e si infila in rete con la stessa ferocia di quel bolide con cui, tre anni prima, si era presentato all'Inter, contro il Real Madrid, al Bernabéu. Un marchio di fabbrica che San Siro riconosce come una firma inconfondibile.
Ma è il secondo gol a trasformare il pomeriggio in leggenda. Adriano parte dalla propria metà campo e comincia una cavalcata di circa sessanta metri che sembra un atto di prepotenza calcistica. Supera un avversario, poi un altro, poi un terzo, lasciando dietro di sé una difesa completamente disintegrata. Arrivato al limite dell’area, incrocia il sinistro e segna quello che, ancora oggi, viene ricordato come il gol simbolo della sua carriera, l’immagine definitiva dell’Imperatore nel suo apice assoluto.
"Appena ho preso la palla ho subito pensato di andare in porta. Ho visto che c'erano tre avversari. Il primo l'ho saltato subito, mentre gli altri due erano già vicini all'area di rigore. In quel momento ho calciato per incrociare e la palla è andata in rete".
Il resto della gara scorre quasi sullo sfondo. L’Udinese prova a rientrare in partita nella ripresa, prima che l’Inter chiuda definitivamente i conti, fissando il punteggio sul 3-1 finale. Ma il risultato conta fino a un certo punto.
Ciò che resta davvero di Inter-Udinese è il ricordo di un Adriano dominante, irresistibile, capace in una manciata di minuti di mostrare tutto il suo repertorio e di scolpire il proprio nome nella storia nerazzurra. Un flashback che racconta non solo una partita, ma l’essenza di uno dei maggiori talenti che il calcio non ha avuto la fortuna di potersi godere fino in fondo. Ma questa è un'altra storia.
