La storia di Davide Ancelotti al Lille è cominciata ancora prima del suo arrivo nel Nord della Francia. Scelto a luglio da Olivier Létang per raccogliere l’eredità di Bruno Genesio, il tecnico italiano di 37 anni aveva posto una condizione implicita prima di iniziare la nuova avventura: portare a termine il proprio incarico con il Brasile del padre Carlo, del quale era vice, fino alla conclusione del Mondiale.
La Seleçao è stata eliminata agli ottavi di finale contro la Norvegia e soltanto allora Davide ha potuto raggiungere il Lille, chiudendo un percorso durato quattordici anni negli staff del padre: dal Paris Saint-Germain al Real Madrid, passando per Bayern Monaco, Napoli ed Everton.

"Sono qui per scrivere la mia storia", ha spiegato durante la presentazione, mostrando di voler convivere senza problemi con il peso di un cognome inevitabilmente ingombrante. Il passaggio ha anche un forte valore simbolico: dopo aver vissuto dall’interno le panchine dei cinque principali campionati europei come vice, Ancelotti scopre ora la Ligue 1 da primo allenatore, alla guida di una squadra appena qualificata per la Champions League.
Botafogo, una prima esperienza a metà
Prima del Lille c’è stato il Botafogo. La parentesi brasiliana, cominciata nel luglio 2025 dopo l’addio di Renato Paiva, rappresenta finora l’unico vero precedente per giudicare Davide Ancelotti nel ruolo di primo allenatore.
Il bilancio è stato alterno: sesto posto in campionato, qualificazione alla Copa Libertadores conquistata con qualche affanno e separazione già a dicembre, maturata sullo sfondo di divergenze interne legate alla composizione dello staff. Un’esperienza breve ma comunque formativa, che non è però bastata a cancellare completamente i dubbi che inevitabilmente accompagnano il figlio di un allenatore così importante quando decide di intraprendere un percorso autonomo.
Forse anche per questo, fin dal suo arrivo al Lille, Davide ha preferito affrontare direttamente l’argomento invece di evitarlo. "Non è un peso per me", ha chiarito parlando del proprio cognome, spiegando di considerarlo soprattutto una fortuna per aver avuto la possibilità di imparare dal migliore, più che una pressione ulteriore.
Ripensando alle esperienze vissute accanto a Carlo, ha ricordato di aver affrontato "un percorso molto lungo in club con tante esigenze e pressione", ambienti nei quali gli standard richiesti erano sempre altissimi.
Un gruppo da ricostruire in emergenza
Sul campo, il compito si presenta subito complicato. La preparazione estiva del LOSC è stata positiva nei risultati (una sola sconfitta in quattro partite e undici gol segnati) ma si è chiusa lasciando anche qualche motivo di preoccupazione.
Contro l’Everton, Ancelotti ha visto la sua squadra soffrire soprattutto nel primo tempo: "Non è la prima volta in questa preparazione che sbagliamo il primo tempo", ha ammesso, evidenziando alcuni problemi nella gestione tecnica del pallone e nell’atteggiamento con cui la squadra entra nelle partite. Dopo l’intervallo, però, la reazione è stata diversa e il tecnico ha sottolineato il "bel atteggiamento" mostrato dai suoi giocatori.
Quella sfida ha regalato anche un grosso spavento per l’infortunio di Olivier Giroud, uscito dopo un problema al ginocchio sinistro. "Abbiamo avuto paura, ma le notizie sono rassicuranti", ha spiegato Ancelotti, lasciando aperta la possibilità di recuperarlo già per la trasferta contro l'Angers, anche se saranno necessari ulteriori controlli.
Ai dubbi sulle condizioni di Giroud si aggiunge una lista di assenze che riduce ulteriormente le opzioni a disposizione del nuovo allenatore: Haris Belkebla e Loun Srdanovic sono alle prese con problemi alla coscia, Louis Mouton con un infortunio al ginocchio, mentre Matias Fernandez-Pardo, tra i giocatori più brillanti del precampionato, sarà squalificato alla prima giornata e vorrebbe lasciare il club prima della chiusura del mercato.
Non proprio lo scenario ideale per un tecnico chiamato contemporaneamente a gestire l’emergenza e a trasmettere una nuova identità a un gruppo abituato fino a pochi mesi fa a principi differenti.
Possesso e riconquista immediata
Quell’identità ruota attorno a tre principi che Davide Ancelotti ripete fin dalla propria presentazione. "La prima priorità è non perdere il pallone. La seconda è recuperarlo subito", ha spiegato, aggiungendo che, qualora la riconquista immediata non sia possibile, la squadra dovrà comunque rimanere organizzata per recuperare rapidamente il possesso.
Concetti apparentemente semplici, ma che richiedono qualità tecnica nella costruzione e grande intensità nel pressing, soprattutto da parte degli attaccanti. Qualcosa si è già intravisto durante le amichevoli, anche se con una continuità ancora tutta da trovare.
Il calendario, del resto, concede poco tempo per gli esperimenti. Dopo la trasferta di Angers arriverà già la settimana successiva il debutto casalingo allo stadio Pierre-Mauroy contro il Paris Saint-Germain, campione in carica, prima dell’esordio in Champions League previsto a inizio settembre.
Un avvio ad alta intensità per un allenatore che, in caso di necessità, sa comunque di poter contare su un consigliere piuttosto speciale. Come ha scherzato lui stesso: "Poter prendere il telefono per chiedere un consiglio, senza pagare, è qualcosa di magnifico!"
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