Poche lamentele, molti tocchi di palla. E quasi sempre con il tempo e la misura giusta. Fabian Ruiz è uno degli elementi fondamentali della Spagna allenata da Luis de la Fuente che si giocherà il titolo mondiale contro l'Argentina nel New Jersey. Il sivigliano classe 1996 sta vivendo nelle ultime stagioni una crescita importante in efficacia, risultando un elemento armonioso sia per la sua nazionale sia per il Paris Saint Germain.
Arrivato al Napoli nell'estate del 2018 grazie all'intuizione di Davide Ancelotti, all'epoca secondo del padre Carlo il numero 8 iberico ha effettuato un percorso cadenzato, proprio come lo fa in campo. Sebbene all'inizio della sua esperienza napoletana fosse stato criticato per l'eccessiva lentezza nei movimenti, il suo talento nei passaggi e la sua fisicità gli hanno permesso di diventare un centrocampista completo. Non a caso, a Parigi hanno puntato su di lui e non sono rimasti delusi.

Radar
Nonostante un lento avvicinamento ai Mondiali, culminato con la vittoria della Champions League a Budapest, il suo approdo alla competizione planetaria è stato di quelli spontanei. Come accade spesso ai centrocampisti di qualità, la selezione naturale del grande torneo lo ha rimesso al centro del progetto. Fabián Ruiz è l'uomo che fa girare la squadra senza far rumore, il regista che consente a Dani Olmo di svariare e a Yamal di accendersi, diventando uno dei pilastri silenziosi e togliendo persino il posto a uno come Pedri.
De la Fuente lo ha blindato nelle gare che contano, alternandolo con parsimonia nel girone per poi renderlo intoccabile a partire dagli ottavi. Un impiego oculato, quasi da giocatore-chiave tenuto in caldo per il momento giusto. Sempre presente con la Spagna in questo Mondiale, è stato titolare nella vittoria per 2-0 contro la corazzata Francia, dando una lezione di posizionamento e precisione ad alcuni dei suoi compagni di squadra del Psg.

Geometrie e sacrificio
Il momento che consacra il suo Mondiale porta la data dei quarti di finale contro il Belgio. In una partita equilibrata, è lui a trovare il guizzo giusto, la prima rete che apre la strada al successo della Spagna e che vale, di fatto, il pass per la semifinale. Un gol pesante, di quelli che i centrocampisti di rincorsa sanno costruirsi da soli inserendosi al momento giusto negli spazi lasciati dagli attaccanti.
Se il gol al Belgio è la sintesi offensiva del suo torneo, la prestazione contro la Francia in semifinale ne è la certificazione tecnica. Ad Arlington, in coppia con Rodri, Fabián Ruiz ha semplicemente smontato il centrocampo di Tchouameni e Rabiot. Settantasette minuti in campo, cinque duelli vinti su sette, sette palloni recuperati e due occasioni da gol create per i compagni: numeri che raccontano di un giocatore capace di leggere ogni fase della partita, difendere in avanti e ripartire con qualità.
Il Fabian che arriva alla finale dei Mondiali, dopo essere stato cruciale nel centrocampo spagnolo campione agli Europei, è un giocatore al top della sua carriera. E che ci è arrivato dopo tanti sacrifici. In primis quello di sua madre Chari, che entrò insieme a lui nell'accademia del Real Betis come addetta alle pulizie lo ha visto volare libero. Ora, invece, lo vedrà giocare la partita più importante di tutte.
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