Serie A 2026/2027
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La nuova Serie A riparte con Inter-Monza e tra chi seguirà il campionato italiano, seppur a distanza, ci sarà anche Simone Inzaghi. L'attuale allenatore dell'Al Hilal continua infatti a tenere d'occhio il calcio italiano e, intervistato da Il Giornale, ha raccontato di essersi organizzato per non perdere le partite: "Le tv saudite trasmettono solo Premier, Liga e Champions, ma ovviamente mi sono organizzato con le app e quando posso mi vedo tutte le partite di Serie A".
Il legame con l'Inter rimane inevitabilmente forte dopo quattro stagioni, sei trofei e due finali di Champions League. Tra i ricordi dell'esperienza nerazzurra ce n'è uno che Inzaghi vorrebbe poter riscrivere: "Vorrei rigiocare la finale di Istanbul, meritavamo di più. Siamo andati vicino a un miracolo sportivo contro la squadra più forte dell’ultimo decennio".

L'Inter favorita e il futuro in Europa
Alla vigilia del nuovo campionato, Inzaghi indica proprio la sua ex squadra come principale candidata al titolo, pur sottolineando la concorrenza presente alle sue spalle: "Sulla carta è l'Inter la grande favorita, ma poi c’è il campo. e le squadre competitive sono molte, dal Milan, al Napoli, dalla Juventus alla Roma e al Como".
Il presente dell'allenatore resta però all'Al Hilal. Inzaghi non nasconde il fascino di un possibile ritorno nel calcio europeo, senza però distogliere l'attenzione dagli obiettivi del club saudita: "Sono molto dentro al presente, il futuro può aspettare. Qui ho tutto e voglio dare tutto a questo club. L’anno scorso siamo stati l’unica squadra imbattuta al mondo, quest’anno vogliamo alzare nuovi trofei. L’Italia è nel mio cuore, l’Europa sarebbe un grande stimolo. Il mio inglese è migliorato molto, la lingua non sarebbe un ostacolo".
L'ex tecnico nerazzurro è tornato anche sulle critiche ricevute nel corso degli anni, in particolare per la gestione dei calciatori ammoniti: "Il sistema dipende dai giocatori che hai, sempre. E le critiche per le sostituzioni dei giocatori ammoniti, allora? Ho cominciato a farle nel 2018, ora mi pare che le facciano quasi tutti. Giocare 10 contro 11 con l’intensità odierna equivale a mezza partita persa, ne ho parlato con molti colleghi e tutti la pensano come me".
Gli anni all'Inter e il momento della Lazio
Ripensando al quadriennio nerazzurro, Inzaghi rivendica il percorso compiuto anche nelle stagioni in cui il club aveva margini di manovra limitati sul mercato: "All’Inter ho vissuto 4 anni meravigliosi. Abbiamo vinto 6 trofei, giocato 2 finali di Champions e siamo rimasti sempre competitivi, anche in un periodo nel quale il club doveva essere molto attento sul mercato. La dirigenza è stata bravissima, risanando un bilancio vicino al collasso e a me non hanno mai nascosto nulla".
Le difficoltà economiche, ha aggiunto, non sono mai diventate una giustificazione per i risultati: "Non ho mai vissuto queste difficoltà come un alibi, sono stati uno stimolo. Abbiamo costruito, fatto crescere giocatori, creato valore e dato all’Inter una mentalità ancora più forte".
Ben diverso il tono parlando della Lazio, club nel quale Inzaghi ha trascorso gran parte della propria carriera prima da calciatore e poi da allenatore. Sulla situazione biancoceleste ha spiegato: "Suscita tristezza, spero che si esca presto da questa situazione difficilmente sostenibile. I tifosi che non vanno allo stadio sono i primi a soffrirne. Conosco bene l’ambiente: sono arrivato alla Lazio a 23 anni e ne ho trascorsi lì 22, anche se è stato quasi un caso".
Il retroscena sul Milan
Proprio raccontando il suo arrivo alla Lazio, Inzaghi ha svelato che la sua carriera avrebbe potuto prendere una strada completamente diversa. Nell'estate del 1999, dopo la stagione da 15 gol in Serie A con il Piacenza, era infatti vicino al Milan.
L'allenatore ha ricordato: "Nell’estate del ’99, dopo i 15 gol in A col Piacenza, feci le visite mediche al Milan, ma non mi presero perché il dottor Meersseman disse che la mia schiena aveva una predisposizione agli infortuni. Non lo sapevamo, ma purtroppo aveva ragione, visto che a 28 anni già non ero più io, proprio per la schiena".

Il mancato trasferimento lo portò poi alla Lazio, dove arrivarono subito risultati importanti: "Potevo diventare milanista 2 anni prima di Filippo, invece andai alla Lazio. E vinsi subito lo scudetto, fui capocannoniere in Champions. Le mie soddisfazioni me le sono tolte".
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