Lecce, Corvino si dimette dopo sei anni: "Mi fermo qui, ho bisogno di tirare il fiato"

Pantaleo Corvino
Pantaleo CorvinoPAOLO MANZO / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Pantaleo Corvino saluta il Lecce dopo una storia d'amore durata 13 anni complessivi. In una conferenza stampa congiunta con il presidente Sticchi Damiani, il dirigente spiega i motivi della rottura.

Si chiude nel modo più inaspettato una delle pagine più romantiche e vincenti del calcio meridionale. Pantaleo Corvino non è più il responsabile dell'area tecnica del Lecce.

La fine del rapporto non è stata affidata a una nota ufficiale, bensì a una conferenza stampa congiunta tra lo stesso dirigente e il presidente Saverio Sticchi Damiani, convocata per illustrare a fondo i motivi di una scelta dolorosa ma ponderata.

Il chiarimento sull'inchiesta e le ragioni dell'addio

In apertura del suo intevento, Corvino ha voluto immediatamente fare chiarezza, smentendo qualsiasi legame tra l'addio e le recenti vicende giudiziarie che lo hanno sfiorato: "Non è facile per me oggi essere qui - dichiara -, 13 anni di una storia d'amore lunga, che non può essere raccontata in pochi minuti. Io e mio figlio siamo stati chiamati in causa in un'inchiesta sul sistema calcio: abbiamo la coscienza pulita e quella storia non è certo coincisa con la mia decisione di fermarmi".

Nessun fattore esterno, dunque, ma una forte esigenza personale dettata dalle fatiche accumulate nelle ultime intense stagioni nel massimo campionato: "Avevo un sogno e l'ho realizzato: diventare il direttore sportivo del Lecce, ed oggi sono qui a spiegare il motivo per il quale sto infrangendo questo sogno. Al presidente ho detto di essere stanco. Ci sono dei momenti nella vita in cui ti rendi conto di dover fermare la corsa. Le motivazioni non mi mancano, ma ho bisogno di tirare il fiato. Sono stati sei anni bellissimi, straordinari: abbiamo fatto qualcosa di folle in questo periodo. La ferita più grande è stata la scomparsa di Graziano Fiorita, fisioterapista del club, che consideravo un mio figlio".

Un arrivederci al calcio

Quello dell'ormai ex dirigente giallorosso non è però un ritiro definitivo dalle scene calcistiche, bensì un arrivederci in attesa di ricaricare le batterie per una nuova avventura: "La passione ce l'ho ancora, ma se non ho le forze devo fermarmi. Dispiace perché avrei voluto dare ancora qualcosa al Lecce, ma il Lecce non può aspettarmi. Non so quanto tempo ci vorrà per recuperare, ma voglio vincere altre corse: mi sento ancora un cavallo di razza. Non voglio morire in casa, i cavalli di razza muoiono in pista".

Un bilancio finale straordinario, che rivendica con orgoglio i risultati sportivi ed economici lasciati in dote al club salentino: "Anche il prossimo anno di Serie A del Lecce sento mio. Complessivamente qui ho fatto quattro anni di B, vincendola tre volte, e undici anni di A. I tifosi hanno gioito per la conquista di otto titoli livello giovanile, soprattutto per lo scudetto della Primavera. Con il presidente Sticchi Damiani sono stati sei anni straordinari, volevamo che il nostro territorio emergesse, lo abbiamo tutelato e protetto. Lascio uno dei club più in salute d'Europa".

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