In occasione del Derby d’Italia di sabato prossimo a San Siro, Luciano Spalletti torna su un palcoscenico che ha calcato durante una tappa importante della sua carriera.
Oggi seduto sulla panchina della Juventus, il tecnico toscano ritrova, infatti, quell'Inter che ha allenato per due stagioni, dal 2017 al 2019, in un biennio complesso, segnato da svolte decisive e tensioni interne che hanno comunque riportato al ritorno stabile dei nerazzurri in Champions League dopo sette anni di assenza.

Il ritorno in Champions
Spalletti viene scelto nell’estate 2017 da Suning per guidare un'Inter reduce da stagioni altalenanti e lontana dall’Europa che conta. L’obiettivo è chiaro: riportare il club tra le prime quattro. Il tecnico trova una squadra fragile mentalmente ma con talento, costruita attorno a Mauro Icardi, Ivan Perisic e Marcelo Brozovic. La sua prima Inter parte forte, infila una lunga serie di vittorie alimentando anche sogni di scudetto.
Sin dai primi battiti del 2018 però la stagione prende una piega diversa: tra infortuni, cali di rendimento e tensioni interne, i nerazzurri precipitano in classifica. Spalletti riesce comunque a rimettere insieme il gruppo e a centrare il quarto posto all’ultima giornata, con la vittoria decisiva contro la Lazio all’Olimpico. È una qualificazione pesantissima: l’Inter torna in Champions League dopo sette anni.
Il caso Icardi
La stagione 2018-19 si apre con grandi aspettative e con il ritorno dell’Inter in Europa. In Champions il cammino inizia in maniera incoraggiante (due vittorie) ma la fase a gironi si chiude con l’eliminazione arrivata all’ultima giornata. In campionato, invece, il percorso è condizionato dal caso Mauro Icardi: la decisione del club di togliergli la fascia da capitano e il lungo stop dell’attaccante spaccano l’ambiente. Spalletti si trova a gestire una situazione delicatissima, tra pressioni mediatiche e un gruppo da ricompattare.
Nonostante tutto, anche nel secondo anno l’Inter chiude quarta, centrando di nuovo l’obiettivo minimo stagionale. È però chiaro che il rapporto tra allenatore e società è arrivato al capolinea. Il 30 maggio 2019 arriva l’annuncio ufficiale dell’esonero: una separazione che apre le porte alla rivoluzione targata Antonio Conte.
L'eredità
L'allora presidente interista, Steven Zhang, gli dedica, però, su Instagram un messaggio personale e affettuoso che fa capire quanto abbia apprezzato il lavoro del tecnico toscano: "Un allenatore, un insegnante, un amico. Hai sempre dato il massimo, che ci fosse la pioggia o il sole. Questi 2 anni di avventura significano molto per l’Inter e per me personalmente. Non dimenticheremo mai il lavoro che hai fatto per questa squadra e ti ringraziamo tutti dal profondo del cuore. Una volta che sei l’allenatore dell’Inter, sarai sempre il mio allenatore. Grazie, mister Spalletti".
Spalletti lascia così l’Inter dopo 90 partite ufficiali, con due qualificazioni Champions consecutive e la sensazione di aver rimesso il club in carreggiata, pur senza riuscire a compiere l’ultimo salto di qualità. Del suo lavoro, tuttavia, si beneficeranno subito dopo sia lo stesso Conte che Simone Inzaghi per conquistare il 19esimo e il ventesimo scudetto della storia nerazzurra.
