Alla fine degli anni '90 la Serie A viveva su una nube spessa e gonfia di talento. Nell'estate del 1997 si compì il salto nella stratosfera grazie all'arrivo di Ronaldo all'Inter, che ad appena 21 anni era il miglior attaccante e giocatore del mondo. "Il Fenomeno" come sarà soprannominato, era approdato nel campionato italiano come ennesimo desiderio di Massimo Moratti, ansioso di vincere finalmente qualcosa.
Nel primo incontro a San Siro a irrompere sulla scena era stato Alvaro Recoba, autore della doppietta che aveva permesso ai nerazzurri di battere il Brescia. Apparso appannato nel suo esordio assoluto, il brasiliano però aveva solo bisogno di tempo per sprigionare la sua luce scintillante. E quel 14 settembre 1997 ci mise 52 minuti per lasciare il suo marchio nella sfida tra Bologna e Inter.
Destro e sinistro
Col numero 10 sulle spalle, l'ex attaccante del Barcellona carburò lentamente. Dopo un primo tempo di rodaggio, al settimo della ripresa trova l'occasione giusta per far spalancare gli occhi a tutti: un controllo dal limite dell'area seguito da un dribbling secco col destro e da un mancino preciso sul primo palo. Nonchalance e classe celebrate con un'esultanza che poi sarebbe diventata iconica e immortalata in una notissima pubblicità.
Il luccichio del Fenomeno aveva irradiato anche l'Italia. E quel giorno anche i tifosi emiliani rimasero estasiati dal suo pezzo di bravura. Quasi circoscritto in un match dove aveva avuto poco spazio, quel lampo isolato sarebbe servito da trampolino per l'attaccante. Secondo bomber della stagione 1997-98 con 25 reti, due in meno di Oliver Bierhoff, Ronaldo avrebbe poi approcciato nel migliore dei modi il Mondiale 1998, poi finito quasi in tragedia con la crisi epilettica prima della finale persa con la Francia.
Colpi di genio
Ronaldo aveva battuto il primo colpo in Italia, ma quel giorno a rispondergli si alzò la voce di Roberto Baggio, bistrattato dal Milan e arrivato al Bologna quasi per caso. Condottiero dell'Italia ai Mondiali 1994, il Divin Codino aveva già incrociato il brasiliano prima della finalissima di Pasadena. Il Fenomeno, però, aveva assistito solo dalla panchina alla partita tra azzurri e verdeoro culminata dall'errore proprio di Baggio dal dischetto, passato alla storia.
I due avrebbero poi giocato insieme all'Inter l'anno dopo, ma quel giorno furono rivali e si divisero la scena con vari colpi di genio. Quasi rasato a zero, il fantasista veneto aveva accorciato le distanze con una perla su punizione. Poi, dopo la rete dell'1-3 del sudamericano avrebbe siglato su rigore la rete del 2-3 prima della chiusura del match da parte di Youri Djorkaeff.
Quell'anno "Il Fenomeno" , un mix di potenza, velocità e tecnica probabilmente rimasto ineguagliato, vinse il Pallone d'Oro, poi bissato nel 2002, l'anno in cui lasciò l'Inter dopo cinque stagioni per approdare al Real Madrid. Nel 2007-2008 giocherà anche nel Milan ma è per le prodezze sulla sponda nerazzurra di Milano che sarà sempre ricordato.
Grazie a lui l'Inter riuscirà a conquistare la Coppa Uefa nel 1998, ma il potenziale immenso di Ronaldo resterà depotenziato dai continui infortuni che ne pregiudicheranno la carriera. Quell'esplosività palla al piede però rimarrà negli occhi e nella memoria di tutti i tifosi italiani, e il suo doppiopasso nella leggenda della Serie A. Indipendentemente dai risultati ottenuti a livello di club, il Fenomeno non solo resterà uno degli attaccanti più formidabili mai visti in Italia, ma potenzialmente probabilmente il più forte in assoluto.
