La rivalità tra Napoli e Verona affonda le radici nel tempo e nella storia, diventando una delle più sentite del calcio italiano. Non si tratta solo di calcio: le tensioni hanno spesso radici culturali e sociali.
Tutto ha inizio nella stagione 1961-62, quando le due squadre si affrontarono in Serie B in uno scontro salvezza vinto 1-0 dagli azzurri, con gol di Corelli, che conquistarono - tra le polemiche - la promozione ai danni degli scaligeri.

Fu così che, negli anni, il Bentegodi divenne teatro di striscioni e cori dal dichiarato stampo razzista: “Vesuvio lavali col fuoco”, “Napoli colera, la vergogna dell’Italia intera”, fino a “Napoletani, stessa fine degli ebrei”.
Nel 1983, solo per fare un esempio, il trasferimento del brasiliano Dirceu dal Verona al Napoli fu salutato dai tifosi gialloblù con un beffardo: “Dirceu ora non sei più straniero, Napoli ti ha accolto nel Continente Nero”.
Lo stesso Maradona fu testimone di queste offese, nella stagione '84-'85, che lo legarono ancora di più al Napoli: “Terremotati”, “Benvenuti in Italia”, “Quanto puzzate”.
Tra le provocazioni più famose, però, c'è uno striscione dei tifosi azzurri “Giulietta è ’na zoccola” che rimane nell’immaginario collettivo, con la risposta dei veronesi “Napoletani figli di Giulietta”.
