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Fiorentina, da quasi retrocessa a regina del mercato estivo: la rivoluzione firmata Paratici

Aggiornato
Fabio Paratici
Fabio ParaticiEMMANUELE CIANCAGLINI / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

Dalla lotta per non retrocedere agli investimenti per Atta, Oulai e Dragusin: come Paratici sta trasformando la Fiorentina di Fabio Grosso per la prossima stagione di Serie A.

Per comprendere a pieno la portata della rivoluzione della Fiorentina bisogna ripartire dal 10 maggio scorso. Al termine dello 0-0 contro il Genoa, il club viola ottenne la salvezza matematica con due giornate d’anticipo, uscendo però dal Franchi tra i fischi dei propri tifosi. Un epilogo che racconta perfettamente la stagione.

La Fiorentina concluse il campionato al quindicesimo posto con 42 punti, 41 gol segnati e 50 subiti. Un crollo netto rispetto al sesto posto dell’annata precedente, arrivato dopo una partenza senza vittorie e una crisi che aveva trasformato una squadra abituata a frequentare l’Europa in una delle principali candidate alla retrocessione. Stefano Pioli venne sostituito dopo appena dieci giornate da Paolo Vanoli, chiamato a ricostruire soprattutto la tenuta mentale di un gruppo decisamente smarrito.

Paolo Vanoli
Paolo VanoliGABRIELE MALTINTI / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

Il quindicesimo posto finale non deve quindi ingannare. Prima della rimonta avviata nella seconda parte del campionato, la Fiorentina aveva attraversato una serie di quattordici giornate senza successi, con una delle peggiori difese della Serie A e un ritardo pesante rispetto alla stagione precedente. Anche Moise Kean, trascinatore nell’annata 2024/25, si era fermato a otto reti in campionato nonostante dati offensivi che suggerissero una produzione potenzialmente molto superiore.

Una rivoluzione che parte dalla società

Il cambiamento, però, non riguarda soltanto la rosa. Dopo la scomparsa di Rocco Commisso, avvenuta a gennaio, la presidenza è passata al figlio Giuseppe B. Commisso, mentre Catherine Commisso è entrata nel consiglio di amministrazione. Mark Stephan e Alessandro Ferrari sono stati confermati rispettivamente come amministratore delegato e direttore generale.

Al centro del nuovo progetto è stato collocato Fabio Paratici, entrato ufficialmente in carica come direttore sportivo il 4 febbraio. La scelta dell’ex dirigente di Juventus e Tottenham ha segnato il passaggio a una gestione più aggressiva sul mercato, fondata sulla rete internazionale del direttore, sulla ricerca di calciatori giovani e sulla volontà di aumentare il valore patrimoniale della squadra.

Alessandro Ferrari, Fabio Paratici e Fabio Grosso
Alessandro Ferrari, Fabio Paratici e Fabio GrossoLISA GUGLIELMI / LIVEMEDIA / DPPI VIA AFP

Paratici ha inoltre scelto Fabio Grosso per la panchina. Il nuovo allenatore ha firmato fino al 2028, con opzione per un’ulteriore stagione, dopo aver condotto il Sassuolo alla promozione e successivamente all’undicesimo posto da neopromosso.

Grosso ha indicato nel 4-3-3 il punto di partenza della sua squadra. Una scelta che spiega buona parte delle operazioni concluse: difensori più rapidi per sostenere una linea a quattro, centrocampisti capaci di coprire campo e portare il pallone in avanti, esterni offensivi necessari per allargare le difese avversarie.

La ricostruzione 

Al 23 luglio, la Fiorentina ha già concluso cinque operazioni, diventando la squadra italiana più attiva nel calciomercato estivo. Dal Grêmio è arrivato il ventunenne Viery per circa 15 milioni più bonus. Radu Dragusin è stato prelevato dal Tottenham in prestito oneroso da 1,5 milioni, con un obbligo condizionato fissato a ulteriori 17,5. Per Arthur Atta, centrocampista messosi in evidenza con l’Udinese, sono stati investiti circa 25 milioni più bonus.

A questi acquisti si sono aggiunti Álex Jiménez, arrivato dal Bournemouth in prestito con diritto di riscatto intorno ai 20 milioni, e Christ Inao Oulai. Il centrocampista ivoriano è stato acquistato dal Trabzonspor per una cifra vicina ai 25-26 milioni, alla quale potrebbero aggiungersi circa quattro milioni di bonus e una percentuale sulla futura rivendita.

Considerando soltanto le cifre iniziali, la Fiorentina ha già impegnato più di 65 milioni. Sommando riscatti, obblighi, bonus e le operazioni di Giovanni Fabbian e Marco Brescianini diventate definitive dopo la salvezza, l’esposizione potenziale supera ampiamente i 100 milioni. Non si tratta quindi di un mercato costruito esclusivamente con prestiti o occasioni, ma di una delle campagne più ambiziose dell’intera Serie A.

Il grande interrogativo si chiama Moise Kean

Nonostante ciò, la posizione di Kean può cambiare completamente il giudizio sul mercato. A giugno Paratici aveva spiegato di voler costruire attorno all’attaccante, precisando però che il suo futuro sarebbe dipeso anche dalle eventuali offerte. Il Como ha successivamente manifestato interesse e, secondo le indiscrezioni, una proposta vicina ai 40 milioni potrebbe aprire ad una trattativa.

La Fiorentina deve decidere se provare a recuperare il centravanti dopo una stagione negativa o utilizzare la sua cessione per finanziare l’ultima parte della ricostruzione. Grosso avrebbe bisogno di un Kean sostenuto dagli esterni e liberato dall’obbligo di produrre quasi da solo l’intero attacco. Cederlo senza acquistare un sostituto dello stesso livello, invece, ridimensionerebbe sensibilmente il progetto.

I numeri stagionali di Moise Kean
I numeri stagionali di Moise KeanDiretta

Anche Roberto Piccoli rappresenta un nodo. Pagato circa 25 milioni nell’estate precedente, è difficile da cedere senza registrare una perdita economica. La Fiorentina rischia quindi di trovarsi con due attaccanti costosi, ma con la necessità di capire quale dei due sia realmente compatibile con il nuovo sistema.

La Fiorentina è la regina del mercato?

Per quantità e valore degli investimenti, la Fiorentina è certamente una delle squadre che hanno cambiato maggiormente volto in questa sessione di calciomercato. Rispetto alla formazione che aveva iniziato la scorsa stagione, questa rosa possiede più corsa, più potenziale e una struttura tattica apparentemente più coerente.

Non significa automaticamente che sia già pronta per competere con le grandi. Viery e Oulai devono adattarsi alla Serie A, Dragusin arriva da stagioni non sempre lineari e Jiménez dovrà confermare in Italia quanto mostrato in Premier League. Anche l’inserimento simultaneo di così tanti giocatori giovani comporterà inevitabilmente errori e periodi di assestamento.

Radu Dragusin
Radu DragusinMIKE HEWITT / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

Esiste poi una componente economica da non ignorare. Paratici sta anticipando una parte consistente degli investimenti nella speranza che la squadra torni rapidamente nelle competizioni europee. Alcuni accordi comprendono obblighi, opzioni e percentuali sulle future rivendite che potrebbero ridurre il margine sulle eventuali plusvalenze. È un piano ambizioso, ma anche una scommessa sui risultati immediati.

La Fiorentina avrà però un vantaggio importante: potrà concentrarsi soltanto sul campionato e sulla Coppa Italia. Nel centenario del club, il vero obiettivo non può essere semplicemente vivere una stagione più tranquilla. Dopo gli investimenti effettuati e la rivoluzione guidata da Paratici, la qualificazione europea diventa la misura naturale del nuovo progetto.

Un anno fa la Fiorentina veniva costruita per provare a consolidarsi nelle coppe e si è ritrovata a lottare per non retrocedere. Oggi riparte da una rosa più giovane, un direttore sportivo centrale in ogni decisione e un allenatore scelto per dare continuità al progetto. Non è ancora possibile definirla la squadra più forte tra quelle che si sono rinforzate, ma è probabilmente quella che ha mostrato la volontà più evidente di cancellare il proprio recente passato.

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