Esclusiva Sabatini, da Salah a Éderson passando per Luis Enrique: "Le sue vittorie, il mio ossigeno"

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Walter Sabatini
Walter SabatiniSILVIA LORE / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Dall’intuizione lampo di Éderson, oggi gioiello della Premier League, alla crisi di coraggio del calcio italiano, fino alla consacrazione del suo pupillo, Luis Enrique, sul tetto d'Europa: Walter Sabatini si confessa a tutto tondo. In questa intervista esclusiva, lo storico direttore sportivo ripercorre i momenti chiave della sua carriera, parlando anche del futuro di Mohamed Salah, del genio tormentato di Josip Iličić e del suo personalissimo modo di vivere il calcio.

"La ricerca delle cose perdute è intorpidita dai gesti consuetudinari, ed è per questo che costa tanta fatica trovarle", scriveva Gabriel García Márquez. Ci sono uomini che il calcio lo amministrano con quei gesti, e uomini che il calcio lo respirano fino a consumarsi i polmoni. Walter Sabatini appartiene irrimediabilmente ai secondi. 

Incontrarlo significa accomodarsi nel salotto più autentico del calcio che fu: quello fatto di intuizioni improvvise, di fumo che taglia la luce di un monitor alle quattro del mattino, di telefonate ad orari improbabili verso Paesi improbabili e di un'ostinata, quasi dolorosa, ricerca della bellezza.

Walter Sabatini prima di Roma-Manchester City
Walter Sabatini prima di Roma-Manchester CityFILIPPO MONTEFORTE / AFP

In questa intervista esclusiva, Walter Sabatini parla di Éderson, della situazione del calcio italiano, del futuro di Salah, della seconda Champions vinta da Luis Enrique e dei gioielli scoperti nel corso della sua carriera, che è ancora ben lontana dall'essere conclusa.

Luis Enrique e la Champions

Luis Enrique, fresco vincitore della sua seconda Champions League consecutiva alla guida del PSG, arrivò a Roma grazie a Sabatini che lo portò nella Capitale in quella che fu una grande sorpresa per la Serie A, considerando soprattutto i suoi precedenti da allenatore (allora aveva allenato solo il Barça Athletic).

Come nacque l'intuizione di portarlo alla corte dei giallorossi?

"Intanto avevo mandato Pasquale Sensibile e Frederic Massara a vedere la sua squadra giocare, poi mi avevano colpito alcune interviste che avevo intercettato. Anzi, lo aveva fatto una signora che aveva lavorato con me a Palermo. Nell'intervista diceva: 'L'importante non è la meta, ma il viaggio per arrivarci'".

Walter Sabatini e Luis Enrique alla Roma
Walter Sabatini e Luis Enrique alla RomaDPI / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Ha visto la finale di Champions? Il "suo" Luis Enrique ha fatto "double".

"Le vittorie di Luis sono un premio alla sua resilienza professionale. Quando lui vince io respiro meglio, e lui lo sa".

L'intuizione di Éderson

Quarantacinque milioni di euro e approdo in Premier League alla corte dello United. Sabatini lo aveva portato a Salerno per sei dal Corinthians nel gennaio 2022, in una Salernitana che sembrava già condannata alla retrocessione.

Una scelta che si rivelò vincente, se l'aspettava?

"Per Éderson mi è bastato vederlo una volta. Mi è piaciuto subito e ho pensato che potesse aiutare la Salernitana a raggiungere la salvezza. È stato un giocatore importante, ma quell'anno ci sono stati tanti elementi che hanno dato un contributo decisivo. All'Atalanta ha fatto bene, ma secondo me può fare ancora meglio. Éderson finora ha giocato al 60% delle sue potenzialità: è un calciatore con risorse atletiche e tecniche eccezionali, quindi mi aspetto che possa migliorare ancora. Gli auguro davvero con tutto il cuore di continuare a crescere".

Walter Sabatini riceve gli applausi della Curva della Salernitana
Walter Sabatini riceve gli applausi della Curva della SalernitanaFRANCESCO PECORARO / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

Eppure, proprio mentre firma per uno dei club più prestigiosi al mondo, il Brasile lo esclude dai Mondiali. Una contraddizione non impossibile da spiegare?

"Ci sono tantissimi giocatori in Brasile. Questa enorme quantità, unita alla qualità che quegli stessi calciatori esprimono, ha fatto sì che lui restasse fuori. Non sono scandalizzato, sono solo dispiaciuto. Sarei stato felice per il ragazzo, ma è una scelta che capisco".

Il calcio italiano e i Mondiali

I Mondiali si avvicinano e l'Italia guarda da fuori ancora una volta. Una ferita che non si rimargina. Come se lo spiega?

"Dico solo che serve più coraggio da parte di dirigenti e allenatori. I calciatori ci sono, ci saranno sempre, bisogna solo avere il coraggio di spingerli in avanti. In Italia questo coraggio manca, altrove no: in Nord Europa c'è, da noi no. Ed è molto difficile che tutti i giovani siano dei potenziali "crack" come Palestra; anche noi abbiamo calciatori forti, non solo gli altri".

Merito di Angelozzi per l'intuizione?

"Colgo l'occasione per fargli i complimenti per il lavoro che ha fatto al Cagliari. Il Cagliari ha centrato una grande salvezza con molti giovani, portando avanti un talento come Palestra che non ha certo bisogno di trenta partite per dimostrare chi è. Bravo Angelozzi per averlo portato lì. Ci vuole coraggio. È quello di cui parliamo sempre io e mio figlio, che è un bravissimo osservatore".

Marco Palestra durante Italia-Irlanda del Nord
Marco Palestra durante Italia-Irlanda del NordGIUSEPPE MAFFIA / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Un esempio di giovani non valorizzati in Serie A?

"Prendiamo l'attaccante dell'Union Brescia, Valerio Crespi, un giocatore che è transitato alla Lazio. Mi chiedo: cosa gli mancava per fare una quindicina di apparizioni in Serie A?  Io non sto accusando nessuno, osservo soltanto. Rispetto a quello che ho visto fare a lui e a tutti gli altri in questi playoff (parlo di tre gol in quattro partite) me lo chiedo e nessuno potrà darmi una risposta, perché non c'è.

È solo una questione di coraggio. Non che a Sarri manchi. Crespi è forte, ma è andato in C per dimostrarlo, ed è anche giusto che i giocatori crescano".

Parlando del Mondiale, in questa competizione anche in panchina ci sarà qualcuno a lei familiare, come Rudi Garcia.

"Io tiferò, come ho sempre fatto, per le più deboli. Per esempio, avrò un enorme piacere se il Belgio di Rudi Garcia farà bene. Ma ci sono tante nazionali che vorrei facessero cose importanti, come il Giappone, di cui sarò tifoso: mi piacciono la disciplina con cui i suoi giocatori stanno in campo e il loro spirito di sacrificio, che sono qualità fondamentali. Il Belgio lo seguirò perché ha giocatori forti e un allenatore a cui voglio bene, spero che possa fare un mondiale superlativo".

"Poi, per il resto, i valori reali verranno fuori, com'è sempre successo, perché le squadre più forti andranno avanti. Penso anche all'Argentina: innanzitutto perché è un Paese pieno di italiani di seconda e terza generazione, ma anche perché gli argentini vivono il calcio con una febbre e un'esaltazione impareggiabili. Per me l'Argentina è come una patria, la sento molto vicina anche se sono anni che non ci vado. Mi mancano molto le mie escursioni là. Poi spero che faccia bene anche l'Uruguay di Bielsa, persona e allenatore incommensurabile".

Il futuro di Momo Salah

Tra le sue scoperte anche Mohamed Salah. Dopo essere diventato idolo di Anfield col Liverpool, gli consiglierebbe di tornare a giocare in Italia?

"Vorrei tanto che tornasse in Serie A. Momo non ha bisogno di sponsorizzazioni: lo conosciamo tutti, e l'Italia gli vuole molto bene. Ha lasciato un ricordo indelebile e un affetto profondo. Sarebbe una scelta giusta se decidesse di tornare, ce lo auguriamo tutti, ma lui farà la scelta giusta".

Walter Sabatini in panchina con la Roma
Walter Sabatini in panchina con la RomaSILVIA LORE / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

La scoperta di Iličić 

Altro talento scovato, Josip Iličić. Come lo scoprì?

"Innanzitutto dico una verità storica: sulle tracce di Iličić c'era già Zamparini, che era stato contattato dai suoi procuratori. Quando poi mandai Dario Rossi a vederlo, tornò entusiasta ed euforico. Però Josip era un giocatore difficile: se giocava bene era un conto, ma se giocava male facevi fatica a sceglierlo".

Ilicic esulta dopo aver segnato un gol alla Roma
Ilicic esulta dopo aver segnato un gol alla RomaMARCELLO PATERNOSTRO / AFP

"Resta un calciatore fantastico. La prima volta che è entrato in campo con il Palermo ha mandato subito un messaggio di grandissima risolutezza, forza, capacità balistiche e sensibilità tecnica a tutti. Era un po' introverso. Questo è un tratto caratteriale che non si discute. Ma parliamo di un grande calciatore, molto importante per chi se l'è goduto a Bergamo e a Palermo, e per il calcio in generale".

Sulla TOP 5 dei suoi preferiti, però, non si sbilancia.

"Non la farò mai. Ce ne sono almeno 20, non solo 5. Quindi non la farò mai."

Il futuro

Alla fine resta una sola domanda, forse la più personale. Sabatini è da un po' lontano dall'adrenalina quotidiana del mercato, delle telefonate notturne e delle trattative al cardiopalmo. Come si vive, per un uomo così, senza tutto questo?

"Con un pizzico di sofferenza, anche se non è una sofferenza esagerata, perché vedo sempre le partite e vivo ancora di calcio. Ho seguito la finale di Conference League, la finale dei playoff tra Monza e Catanzaro... Il calcio è sempre presente nella mia vita. Tornerò a lavorare il prima possibile, ma adesso sono sereno".

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