Atalanta, occasione sprecata al Mapei: il Sassuolo colpisce due volte in dieci e beffa la Dea

L'esultanza di Thorstvedt
L'esultanza di ThorstvedtALESSANDRO SABATTINI / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

La Dea paga a caro prezzo i gol di Koné e Thorstvedt, oltre a una gestione emotiva imperfetta della superiorità numerica. Il lampo di Musah riaccende la speranza, ma il muro neroverde regge: tre punti pesanti per gli emiliani, frenata europea per i bergamaschi

Sfruttare l’onda lunga dell’impresa europea, trasformare l’euforia in carburante, dare continuità a una notte che aveva già trovato posto nella storia. Questo voleva la formazione di Palladino, fresca della memorabile vittoria contro il Borussia Dortmund in Champions League: un successo che aveva incendiato l’orgoglio bergamasco e rilanciato le ambizioni continentali della Dea.

A Reggio Emilia, però, serviva un altro tipo di prova. Meno epica e più concreta. Perché la rincorsa all’Europa passa anche da giornate in cui il romanticismo deve lasciare spazio alla sostanza.

Il teatro era familiare. Il Mapei Stadium è stato casa per l’Atalanta nei mesi in cui la New Balance Arena (allora in ristrutturazione) era un cantiere aperto. Un ritorno, dunque, in un luogo che non ha mai avuto il sapore dell’ostilità piena. Di fronte, però, c’era un Sassuolo in salute: due vittorie consecutive, classifica rassicurante, mente libera. La serenità, a questi livelli, è un lusso che può fare la differenza. O almeno così sembrava.

Il paradosso dell'inferiorità numerica

Nei primi minuti, infatti, quella leggerezza ha assunto i contorni della superficialità. Il Sassuolo ha concesso campo e iniziativa a un’Atalanta che, pur senza forzare, ha saputo pungere. Al 10’ l’occasione più limpida: Zalewski si è infilato tra le linee con intelligenza, ha puntato la porta e ha scelto la soluzione più raffinata, un pallonetto su Muric. Il gesto tecnico era corretto, l’idea brillante. Mancavano solo pochi centimetri per trasformare l’intuizione in vantaggio. Il pallone ha sfilato a lato, lasciando nell’aria una sensazione precisa: la partita poteva cambiare da un momento all’altro.

Al 16’ il match ha avuto il suo primo snodo decisivo. Djimsiti ha recuperato palla a metà campo con aggressività e tempismo; Pinamonti, in ritardo, ha affondato un tackle alto e scomposto, colpendo l’albanese alla caviglia. Un intervento imprudente, pericoloso, che non ha lasciato margini interpretativi. Cartellino rosso diretto. Il Sassuolo si è ritrovato in inferiorità numerica quando il cronometro aveva appena superato il primo quarto d’ora. 

A quel punto, tutto sembrava apparecchiato per l’Atalanta. Superiorità numerica, inerzia tecnica, fiducia alle stelle dopo l’impresa europea. Era il momento di affondare, di trasformare la superiorità in dominio. E invece il copione ha preso una piega inattesa.

Il Sassuolo non si è scomposto. Non ha arretrato il baricentro in modo isterico, né ha ceduto alla tentazione di chiudersi in trincea. Ha continuato a giocare. La mano di Grosso si è vista nella capacità di ridisegnare la squadra senza snaturarla, affidandosi all’intelligenza di Laurienté e alla classe di Berardi per tenere viva la minaccia offensiva. In undici contro dieci, paradossalmente, non è stata l’Atalanta a sembrare in controllo emotivo.

Al 23’ un calcio d’angolo battuto da Laurienté ha squarciato l’equilibrio psicologico prima ancora che quello numerico. In area, Koné è rimasto incredibilmente solo, dimenticato dalla marcatura nerazzurra. Il suo tap-in, semplice quanto letale, ha ribaltato la logica della partita: Sassuolo avanti, nonostante l’uomo in meno. L’Atalanta, che immaginava una giornata di gestione e maturità, si è ritrovata improvvisamente a inseguire.

Rivoluzione per Palladino

La ripresa si apre con una scelta netta, quasi un manifesto d’intenti. L’Atalanta torna in campo con tre volti nuovi: fuori Scamacca, Bellanova e Bernasconi, dentro Krstovic, Zappacosta e Sulemana. Un triplo cambio in cerca di una scossa per ribaltare un copione che, nonostante la superiorità numerica, vede i nerazzurri in difficoltà.

L’avvio del secondo tempo è, infatti, vibrante. I nuovi entrati portano ritmo e verticalità. La manovra si fa più fluida, il pallone viaggia con maggiore rapidità tra le linee, mentre il Sassuolo è costretto ad abbassarsi, proteggendo il vantaggio con ordine ma senza rinunciare a respirare quando possibile.

Al 52’ arriva il primo squillo concreto: Zappacosta sfonda sulla corsia e mette un cross basso e teso, perfetto per essere aggredito. Krstovic si coordina bene, gira verso la porta in un fazzoletto di spazio ma il pallone si impenna oltre la traversa.

Eppure, nel cuore della pressione bergamasca, le occasioni più pericolose continuano a tingersi di neroverde. Prima il tiro improvviso di Thorstvedt, che sorprende per rapidità d’esecuzione ma trova la risposta attenta di Carnesecchi; poi due contropiedi cuciti con lucidità e coraggio, fermati solo dall’ultimo intervento disperato di una difesa ospite costretta a rincorrere.

Il paradosso dell’inferiorità numerica si fa così ancora più evidente. Nel momento di massimo sforzo offensivo dell’Atalanta, arriva il colpo che sposta definitivamente l’equilibrio. Contropiede letale del Sassuolo, spazi aperti, linea nerazzurra sorpresa ancora una volta in transizione. Il pallone arriva a Thorstvedt che, senza esitazione, lascia partire un sinistro violentissimo dalla distanza: un missile che si infila alle spalle di Carnesecchi, imprendibile.

Le statistiche del match
Le statistiche del matchOpta by Statsperform

Non basta Musah

Sembra il sigillo definitivo, l’immagine conclusiva di una serata storta. E invece l’Atalanta trova ancora la forza di produrre una scintilla. Anzi, due. La prima è un lampo che attraversa l’area e si spegne sul palo esterno: cross teso di Zappacosta, taglio sul primo palo di Samardzic, deviazione precisa che batte il portiere ma non il legno. È l’occasione che potrebbe riaprire tutto, il dettaglio che separa la speranza dalla rimonta.

La seconda scintilla, invece, si accende davvero. Ancora Zappacosta a sfondare e a mettere un traversone basso, ancora un inserimento deciso in area: questa volta è Musah, appena entrato, a trovare il tempo giusto e a battere il portiere. Il gol che accorcia le distanze riporta tensione, restituisce un margine di incertezza a un finale che sembrava già scritto. Ma è solo un’illusione. Nel forcing conclusivo c’è generosità, c’è pressione, ma manca la lucidità necessaria per scardinare definitivamente la resistenza emiliana. Il Sassuolo si compatta, difende con ordine e porta a casa un 2-1 pesantissimo.

Per la Dea è una frenata che pesa. Sfuma la possibilità di scavalcare momentaneamente la Juventus e di riagganciare il Como nella corsa europea. Sorride invece il Sassuolo, che si porta a sette lunghezze proprio dall’Atalanta settima.

SEGUI TUTTE LE NOTIZIE DI GIORNATA LIVE