Il bello di vivere a New York è avere il mondo a portata di mano. Un dettaglio tutt'altro che secondario durante un Mondiale organizzato negli Stati Uniti.
Esclusa Manhattan, il luogo che meglio rappresenta questa diversità è senza dubbio il Queens, con le sue tante comunità di immigrati che lo colorano ogni giorno. Tantissimi sudamericani, molti europei, una nutrita presenza di italiani e cittadini dell'Europa orientale, ma anche una grande comunità nordafricana. Basta percorrere Steinway Street, una delle arterie principali di Astoria, per immergersi in una piccola casbah.
Attività commerciali su entrambi i lati della strada. Per un giorno, però, la routine quotidiana viene stravolta dal quarto di finale tra Francia e Marocco. Bar, ristoranti e supermercati si trasformano in veri e propri teatri a cielo aperto per sostenere Hakimi e compagni. Una partita che richiama non solo i marocchini, ma anche tanti egiziani, ancora amareggiati per la discussa eliminazione contro l'Argentina, altri nordafricani e, più in generale, persone provenienti da tutto il mondo arabo.
Tra loro c'è anche Khalid, americano cresciuto nel Queens ma con la famiglia originaria dell'Arabia Saudita, arrivato per sostenere il Marocco. "Inshallah", dice subito parlando di una possibile qualificazione alle semifinali. "Tifo Marocco e spero possa andare il più avanti possibile. Siamo qui per sostenere la squadra di Ouahbi".

"È una partita difficile", aggiunge Saed, la cui famiglia è originaria del Sudan. Anche lui, come Khalid, indossa la maglia della nazionale marocchina. "Tifo Marocco perché siamo africani, ma anche arabi".
Intanto la partita prende il via e il Marocco soffre la superiorità della Francia. A metà del primo tempo Mbappé manda fuori tempo un avversario e l'arbitro concede un calcio di rigore.
L'apprensione cresce sui volti dei tifosi marocchini seduti sul marciapiede davanti a una rosticceria che vende specialità nordafricane. Mbappé sistema il pallone sul dischetto, prende la rincorsa e, dall'altra parte della strada, esplodono improvvisamente le urla di gioia.
Bono ha già parato il rigore, ma il segnale televisivo arriva con quasi trenta secondi di ritardo. Quando anche sugli schermi compare la parata del portiere marocchino, è un tripudio di abbracci, cori e bandiere. La festa, però, dura poco perché la Francia riprende subito ad attaccare.
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Si torna in apnea. Passano i minuti e Bono si supera ancora con un paio di interventi decisivi. Il primo tempo finisce ed è il momento di tirare il fiato, oppure qualche boccata dai narghilè presenti praticamente in ogni locale.
Da Melody, trasformato per l'occasione in una sorta di sports bar, sono ovunque, proprio come gli schermi. Le persone sono sedute una di fronte all'altra e sembrano guardarsi negli occhi, come durante un esame universitario. In realtà è solo un effetto ottico creato dai maxischermi installati su ogni parete.

La partita diventa anche un'occasione di business. I venditori ambulanti espongono repliche delle maglie, quasi indistinguibili dalle originali perfino nelle cuciture degli sponsor, davanti a poliziotti concentrati esclusivamente sul mantenimento dell'ordine pubblico. Cinquanta dollari per una maglia, dieci per una bandiera o un cappellino. Alcuni locali ne approfittano: per entrare e sedersi chiedono anche venti dollari.
Il secondo tempo sta per iniziare e Yousef, anche lui americano con genitori marocchini, resta fiducioso nonostante la superiorità mostrata dalla Francia: "È una partita difficile. La Francia è fortissima. Per fortuna Bono ci ha salvati fino a questo momento, ma facciamo fatica a creare occasioni in avanti".
Un'analisi lucida che nella ripresa si trasforma in una sentenza. Mbappé si conferma il cecchino che tutti conoscono e manda due volte il pallone alle spalle di Bono. Nel frattempo comincia anche a piovere, rendendo il pomeriggio ancora più amaro per i tifosi marocchini.
Il sogno mondiale si spegne lentamente, tra la delusione di ragazzi e ragazze scesi in strada insieme alle proprie famiglie e ai bambini. Dopo la storica semifinale di quattro anni prima, il Marocco saluta il torneo ai quarti di finale.
Senza una coppa, ma con una consapevolezza che riempie d'orgoglio anche i suoi figli dall'altra parte dell'oceano: il Marocco è ormai una certezza del calcio mondiale.
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