Per chi ama il calcio, il pallone è molto più di un semplice oggetto sportivo. Richiama gol decisivi, partite storiche, i ricordi dei primi anni di scuola e delle sfide in cortile. L'aspetto, la sensazione al tocco, la traiettoria che prende verso la rete hanno da sempre un richiamo fortissimo per gli amanti del pallone.
Alcuni palloni sono legati a contesti ben precisi e ci fanno capire subito che tipo di evento stiamo guardando. Dalle stelle della finale di Champions al modello PUMA Orbita Serie A, il design di un pallone trasmette familiarità e importanza.
Spesso diventano simbolo di competizioni o momenti iconici, perché la loro grafica resta impressa nella memoria. Molti in Italia si ricordano l'Etrusco Unico, utilizzato nei Mondiali di Italia ’90 e decorato con teste di leone, nonché il Teamgeist Berlin, utilizzato nella finale vinta contro la Francia nel 2006.
Per ogni Coppa del Mondo è stato creato un pallone specifico, con caratteristiche proprie. Design, materiali e soluzioni tecniche rendono riconoscibili tutti i 22 modelli precedenti, oltre al nuovo TRIONDA. Qui li analizziamo uno per uno, mostrando come tecnologia e innovazione abbiano cambiato nel tempo estetica e prestazioni.
I palloni della Coppa del Mondo
1930 (Uruguay): T-Model
Dopo essere stato utilizzato nei due precedenti Giochi Olimpici, il T-Model fu scelto come pallone della prima Coppa del Mondo, destinata a diventare il più grande evento sportivo del pianeta. In Uruguay, però, dovette dividere la scena con il “cugino” Tiento.
La prima finale della storia regalò uno degli episodi più singolari del torneo: in campo vennero usati due palloni diversi. I capitani non trovarono un accordo sulla scelta, così l’arbitro belga John Langenus propose un compromesso. Nel primo tempo si giocò con il Tiento, preferito dagli argentini; nella ripresa con il T-Model, scelto dagli uruguaiani.
Le squadre sembrarono trovarsi meglio con il proprio pallone: l'Argentina chiuse avanti il primo tempo ma l'Uruguay ribaltò il risultato nella ripresa. I padroni di casa vinsero 4-2 grazie a un secondo tempo dominante.
Il T-Model, chiamato così per le undici strisce di cuoio a forma di T che ne componevano la superficie, era pesante e poco maneggevole; inoltre, la scarsa sfericità ne rendeva il comportamento in volo imprevedibile.
1934 (Italia): Federale 102
Anche se il Federale 102 fu il pallone più utilizzato ai Mondiali del 1934, durante il torneo comparvero anche altri modelli.
Lo Zig-Zag, di produzione britannica, fu protagonista della finale: il capitano italiano Gianpiero Combi e quello cecoslovacco František Plánička - unica volta in cui due portieri guidarono le rispettive nazionali nell’atto conclusivo di un Mondiale - lo scelsero al posto del pallone ufficiale.
Il Federale 102 era simile al modello T, ma veniva cucito con fili di cotone invece che di cuoio, nel tentativo di rendere meno doloroso l’impatto al momento del calcio.
1938 (Francia): Allen
Molto simile ai due modelli precedenti, l’Allen era realizzato in pelle marrone scura e composto da pannelli allungati cuciti tra loro.
Dal 1938 al 1966 i palloni dei Mondiali furono prodotti da aziende del Paese ospitante, una scelta che valorizzava l’industria nazionale di ogni edizione.
1950 (Brasile): Superball Duplo T
Il Superball Duplo T fu il primo pallone dei Mondiali senza il classico laccio esterno. Veniva gonfiato tramite una valvola inserita in uno dei 12 pannelli cuciti a mano. Questa soluzione migliorò la sfericità e rese la superficie più uniforme.
Nonostante la scritta “Industria Brasileira”, il progetto era di un’azienda argentina che dopo la Seconda guerra mondiale aveva aperto uno stabilimento in Brasile.
1954 (Svizzera): Swiss World Champion
Rivestito in pelle ingrassata di colore giallo senape, il pallone svizzero aveva un aspetto molto riconoscibile. Era più visibile in caso di maltempo rispetto ai modelli precedenti, ma continuava ad assorbire molta acqua.
Il limite emerse nella finale sotto la pioggia di Berna. Con il campo pesante, la Germania Ovest e l'Ungheria di Ferenc Puskás segnarono quattro gol nei primi diciotto minuti, prima che il pallone diventasse sempre più difficile da controllare.
1958 (Svezia): Top Star
Il Top Star, utilizzato nel Mondiale che consacrò il giovane Pelé, aveva un design semplice ed essenziale. Fu prodotto in giallo, marrone e bianco ed era rivestito di cera per ridurre l’assorbimento dell’umidità, un accorgimento importante per mantenere peso e prestazioni più costanti.
1962 (Cile): Mr. Crack
Dal nome curioso, Mr. Crack segnò un passo avanti nella costruzione. I pannelli più arrotondati garantivano una forma più regolare. Anche la valvola in lattice, al posto di quella metallica, aiutava a preservare la sfericità e a limitare la fuoriuscita d’aria.
1966 (Inghilterra): Challenge 4-Star
Disponibile in tre colori, il Challenge 4-Star è ricordato soprattutto nella versione arancione, protagonista della finale del 1966 tra Inghilterra e la Germania Ovest, conclusa con la vittoria degli inglesi.
Con questo modello, il marchio sportivo inglese Slazenger, già affermato nel tennis e nel golf, consolidò la sua reputazione anche nel calcio, firmando uno dei palloni più iconici della storia dei Mondiali.
1970 (Messico): Telstar
Il Mondiale del 1970 segnò una svolta: Adidas siglò un accordo esclusivo con la FIFA, diventando fornitore ufficiale dei palloni. Una partnership destinata a durare nel tempo, che pose fine alla concorrenza tra produttori vista nelle edizioni precedenti.
Adidas rivoluzionò anche il design. Il Telstar divenne l’archetipo del pallone “classico”: 12 pentagoni neri e 20 esagoni bianchi. Un’estetica pulita e riconoscibile, pensata anche per migliorare la visibilità nelle trasmissioni televisive in bianco e nero.
1974 (Germania Ovest): Telstar Durlast
Già rivestito in plastica Durlast nel 1970, il modello del 1974 ne adottò ufficialmente il nome. Al netto di piccoli dettagli grafici, il Telstar Durlast era quasi identico al predecessore, confermandone forma e struttura.
1978 (Argentina): Tango Durlast
Con il Tango Durlast, Adidas abbandonò il classico schema a pentagoni ed esagoni. Il nuovo design introdusse triadi curve che creavano un effetto ottico innovativo. Questa soluzione grafica caratterizzò anche i cinque Mondiali successivi, adattandosi di volta in volta a colori e riferimenti culturali del Paese ospitante.
1982 (Spagna): Tango España
In vista della Coppa del Mondo del 1982 il rivestimento Durlast venne abbandonato a favore del poliuretano, un materiale più resistente e capace di garantire maggiore protezione dall’usura. Per il nostro Paese è stato il Mondiale (e il pallone) passato alla storia per il trionfo dell’Italia di Enzo Bearzot, che superò 3-1 la Germania Ovest nella finale del Santiago Bernabéu di Madrid.
A trent’anni di distanza, l’Europeo 2012 rese omaggio a quel modello con il “Tango 12”, riprendendone nome e identità visiva.
1986 (Messico): Azteca
L’Azteca fu il primo pallone dei Mondiali interamente realizzato con materiali sintetici. Assorbiva meno acqua e manteneva un peso più costante rispetto ai modelli precedenti. Le sue triadi richiamavano motivi architettonici della civiltà azteca, un omaggio alla storia e alla cultura del Paese ospitante.
1990 (Italia): Etrusco Unico
Per Italia ’90 Adidas ridisegnò le classiche triadi, celebrando e ispirandosi all'antica cultura etrusca. L’Etrusco Unico incorporava teste di leone stilizzate, richiamo frequente nell’arte di questo antico popolo dell’Italia centrale. Un omaggio identitario che rese il pallone immediatamente riconoscibile.

1994 (USA): Questra
Il Questra riprendeva la struttura del Tango, con lievi modifiche grafiche per celebrare il Paese ospitante. In omaggio al programma spaziale americano, comparivano pianeti, stelle e razzi. Un design che univa tradizione e immaginario tecnologico.
1998 (Francia): Tricolore
Il Tricolore segnò una svolta: fu il primo pallone multicolore nella storia dei Mondiali. Blu, bianco e rosso richiamavano la bandiera francese, rafforzando il legame con il Paese ospitante. Sul piano tecnico introdusse uno strato in schiuma sintattica con microsfere riempite di gas, migliorando risposta e stabilità in volo.
2002 (Corea del Sud): Fevernova
Nel 2002 sparirono le tradizionali triadi. La Fevernova adottò un’estetica più dinamica, con forme che richiamavano turbine stilizzate. Uno strato evoluto di schiuma sintattica rendeva il pallone più morbido e, secondo la casa produttrice, l'Adidas, più preciso nei passaggi e nei tiri.
2006 (Germania): Teamgeist
Il Teamgeist (“spirito di squadra”) rappresentò un ulteriore salto tecnologico. I pannelli, uniti termicamente, riducevano le cuciture migliorando rotondità e controllo. Quasi perfettamente sferico, fu uno dei palloni più avanzati dal punto di vista ingegneristico.
2010 (Sudafrica): Jabulani
Considerato da molti il pallone più discusso di sempre ai Mondiali, il Jabulani era famoso per il suo comportamento imprevedibile: cambi di direzione improvvisi, traiettorie irregolari, tiri che sembravano impennarsi o abbassarsi all’ultimo istante. Una caratteristica che mise in difficoltà diversi portieri, spesso sorpresi dalla traiettoria sui tiri dalla distanza, con un vantaggio evidente per gli attaccanti.
Al di là delle polemiche, il design aveva un significato preciso: gli undici colori simboleggiavano le lingue ufficiali del Sudafrica, gli undici giocatori in campo e le undici città che ospitarono il Mondiale 2010.
2014 (Brasile): Brazuca
Sottoposto ai test di 30 gruppi di ricercatori e provato da oltre 600 calciatori professionisti, il Brazuca affrontò un processo di verifica estremamente rigoroso. In casa FIFA erano ancora vivi i ricordi delle critiche rivolte al Jabulani, e l’obiettivo era evitare qualsiasi nuova polemica sul comportamento del pallone.
Il lavoro di sviluppo diede i suoi frutti. Grazie a un’aerodinamica più stabile, a una superficie che garantiva maggiore grip e a una struttura perfettamente simmetrica, il Brazuca si rivelò molto più affidabile in partita, rappresentando un netto passo avanti rispetto al modello del 2010.
2018 (Russia): Telstar 18
Progettato per celebrare il Telstar del 1970, primo pallone Adidas ai Mondiali, il Telstar 18 univa richiamo storico e innovazione tecnologica. Integrava un chip NFC (near-field communication) che consentiva ai tifosi, attraverso lo smartphone, di accedere a contenuti esclusivi e informazioni dedicate al torneo semplicemente avvicinando il dispositivo al pallone.
A differenza delle tre edizioni precedenti (e di quella successiva in Qatar), la finale del 2018 non ebbe una “gold edition”. Al suo posto fu introdotto il Telstar “Mechta”, versione rossa utilizzata dalla fase a eliminazione diretta: in russo, mechta significa “sogno” o “ambizione”.
2022 (Qatar): Al Rihla
Sulla scia dell’innovazione del 2018, Al Rihla portò la tecnologia ancora più avanti. Il nuovo nucleo CRT migliorava precisione, velocità e stabilità del volo, garantendo una risposta più coerente in ogni situazione di gioco.
Il pallone era inoltre dotato di tecnologia “connected ball”, con sensori interni in grado di trasmettere dati in tempo reale agli ufficiali di gara. Questo sistema supportava decisioni più rapide e accurate, soprattutto nei fuorigioco millimetrici, nella riduzione dei tempi di revisione VAR e nell’individuazione del punto esatto di contatto nei contrasti.
Con la sua grafica vivace e il motivo triangolare ispirato alla cultura locale, Al Rihla resta indissolubilmente legato al trionfo mondiale di Messi.
Tutti i palloni dei Mondiali, domande e risposte
1. Quando Adidas ha iniziato a produrre palloni per la Coppa del Mondo?
Adidas ha fornito il pallone da gioco ufficiale della Coppa del Mondo nel 1970, in Messico.
2. Quanti sono in tutto i palloni dei Mondiali?
Finora sono stati utilizzati 22 palloni ufficiali, uno per ciascuna edizione della Coppa del Mondo.
3. Quando è stato realizzato il primo pallone sintetico della Coppa del Mondo?
Il primo pallone dei Mondiali interamente in materiale sintetico è stato l'Azteca, utilizzato in Messico nel 1986.
4. Quale pallone della Coppa del Mondo è stato il più controverso?
Realizzato con una struttura "grip n' groove" e con una traiettoria estremamente imprevedibile, il Jabulani ha suscitato più polemiche di qualsiasi altro pallone della Coppa del Mondo.
5. Come si chiama il pallone della Coppa del Mondo 2026?
Il pallone che verrà utilizzato per i Mondiali quest'estate si chiama TRIONDA.
