La notte europea torna a illuminare l’Atalanta e lo fa con uno di quegli incroci che profumano di grande calcio già alla vigilia. A Dortmund, contro il Borussia, comincia un nuovo capitolo della sua storia continentale: l’andata dei play-off di Champions League non è una partita qualsiasi per la Dea, ma l'ennesimo banco di prova per misurare ambizioni e reale dimensione internazionale.
Due squadre al top
Arrivano entrambe con il vento in poppa, ed è forse questo il dettaglio che rende la sfida ancora più affascinante. Il Dortmund ha ritrovato in Bundesliga la continuità delle grandi squadre: il 4-0 rifilato al Mainz è stato molto più di una vittoria, è stato un messaggio al Bayern Monaco e a tutta la Germania. Otto successi e tre pareggi nelle ultime tredici gare ufficiali raccontano di una squadra che ha rimesso insieme ritmo e certezze. Le uniche crepe sono arrivate in Europa, proprio lì dove ora i gialloneri vogliono dimostrare di essere all’altezza del proprio talento.

E poi c’è il fattore casa, che a queste latitudini non è mai un dettaglio. Il Signal Iduna Park non è solo uno stadio: è un’onda sonora e cromatica che travolge le partite e spesso anche gli avversari. Prima dello scivolone contro l’Inter era rimasto un fortino europeo per sette gare consecutive, e quando il ritmo del Dortmund si accende sotto il Muro Giallo la sensazione è che tutto possa succedere nel giro di pochi minuti.
Eppure, se c’è una squadra che ha imparato a non lasciarsi intimidire dai grandi palcoscenici, quella è la Dea. Il lavoro di Raffaele Palladino ha dato continuità a un percorso che negli ultimi anni ha trasformato l’Atalanta in una presenza credibile e rispettata in Europa. Le tre vittorie consecutive tra campionato e coppa raccontano, inoltre, di una squadra in piena salute, brillante nelle gambe e lucida nella testa.
C’è, è vero, una piccola ombra che attraversa entrambe: due sconfitte consecutive in Champions. Per i nerazzurri una terza caduta sarebbe un evento inedito dalla prima storica partecipazione del 2019/20. Ma proprio i numeri in trasferta restituiscono fiducia: cinque vittorie e due pareggi nelle ultime dieci gare europee lontano da Bergamo significano capacità di adattarsi e leggere i momenti anche in contesti ostili.
Numeri a favore della Dea
In sottofondo resta il ricordo dell’ultimo incrocio diretto, quei sedicesimi di Europa League del 2018 decisi da un 4-3 complessivo per i tedeschi. Sembra passato un secolo calcistico. Allora l’Atalanta era la sorpresa romantica del torneo; oggi è una realtà strutturata, abituata a giocare queste partite con naturalezza.

Anche perché i numeri recenti raccontano una storia interessante: il Dortmund ha vinto solo una delle ultime sette sfide di Champions contro squadre italiane, mentre la Dea in Germania ha già lasciato un segno profondo in questa stagione, travolgendo Francoforte e Stoccarda con un complessivo 5-0 che non ha bisogno di spiegazioni.
